“Ok, sono qui. E ora che si fa?”

 “Ok, sono qui. E ora che si fa?”

E’ il momento.

Cabo ha imbracciato la chitarra, ha fatto un rapidissimo test del suono e ci guarda. Poi ci racconterà che mancava da anni in una sala prove ed era emozionato come e quanto noi.

Ma noi non potevamo saperlo.


Cabo ci guardò come per dire “Ok, sono qui. E ora che si fa?”


Mi giro verso Joe e gli dico sottovoce:”Joe, attacca qualcosa, ti seguiamo.” e Joe ha attaccato...


Come è facile immaginare, nei giorni precedenti, quando avevamo invitato Cabo a venirci a trovare in sala, avevamo previsto questo momento e lo avevamo curato nei minimi particolari:“ok, ragazzi, Cabo adora i classici rock anni ’50 diamo un occhio a questo paio di pezzi di Elvis e a quest’altro di Chuck Berry. Poi ripassiamoci Personal Jesus, che a lui piace tanto e, ovviamente, Heroes!” Si, almeno venti minuti di prova l’avevamo pianificata per bene :)

In realtà a noi interessava rompere il ghiaccio, ci interessava suonare un buon primo pezzo, poi sapevamo che tutto il resto sarebbe venuto naturale.


La chitarra di Joe rompe il silenzio.

Questo riff non mi è nuovo, lo conosco… lo conosco bene… l’ho sentito migliaia di volte ma… non è uno dei brani che avevamo concordato… Joe, maledetto! ma cosa stai suonando?!?

Ci sono dei momenti in cui non puoi più fermarti per tornare indietro, non puoi chiamare la pausa, non puoi sederti e spiegare. Hai pochissimi attimi per razionalizzare, per raccogliere il massimo della concentrazione, per decidere la strategia da adottare.


Ok, il riff lo conosco… ok, conosco anche la tonalità… si, io ci sono, ma gli altri? Uno sguardo a Max, che all’epoca ci seguiva alla batteria, per dire “dammi il quattro che io ci sono” e poi un colpo d’occhio a Nunzio.

Ma in questo pezzo ci sono le tastiere? non puo’ non averlo riconosciuto, ma lo avrà mai suonato? Si, anche la sua faccia è quella di uno che sta pensando “Joe, ma che diamine hai attaccato? avevamo concordato altro!!” 

Ormai Joe è arrivato alla terza ripetizione del riff, sul quarto dobbiamo entrare anche noi, Nunzio mi guarda come per dire “qualunque cosa succeda, potete contare su di me”, gli mimo con le labbra “è in mi minore” la batteria comincia lo stacco per entrare, io parto e subito dopo sento l’ingresso delle tastiere: Cabo aggancia il riff.

E’ andata. Stiamo suonando insieme.

Quando si suona insieme non esistono più limiti e confini, non esistono differenze di età, non esistono ideologie differenti. Esiste solo il suono. Quando suoni insieme sei un tutt’uno con gli altri, sei parte indivisibile di quel suono.


Il pezzo era Whole Lotta Love dei Led Zeppelin.


All’epoca si trattò solo di una prova tra amici che non si vedevano da tempo.

Trascorsero alcuni altri mesi prima che le nostre anime musicali cominciassero ad intrecciarsi senza più potersi districare e cominciasse a germogliare IlNero, ma quella canzone aveva piantato un seme, quella maledetta idea era servita per creare una magia che dura ancora oggi. 

Sento che se Joe avesse attaccato un altro brano, uno qualunque, tutto sarebbe andato diversamente, era giusto che un battesimo rock venisse officiato da chi ha preso il rock e lo ha fatto diventare arte eterna, con tutto il rispetto per Presley e Berry.

La vita è strana. 

Era dal 2006 che aspettavo fremente che il nostro Cabo tornasse a calcare un palco ed ero pronto lì in attesa, volevo essere in prima fila, come sempre. Sentivo che prima o poi sarebbe tornato. Mai avrei immaginato che il giorno del suo ritorno mi sarei ritrovato sul palco con lui.


Riccardo RKD

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  • Stefano

    Zaru

    06 Ottobre 2015 - 21:09

    Grazie per questi bellissimi aneddoti ! Siete grandi...

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  • Giovanni

    Caiazzo

    06 Ottobre 2015 - 20:08

    sto tremando dall'emozione :) bellissime parole Rik... il simbolo del miracolo chiamato il nero

    Rispondi