DIARIES

365 giorni nelle mie mani

365 giorni nelle mie mani.

Un Anno fa si partiva


La data di Viadana coinciderà esattamente da un anno dalla nostra prima esibizione: il secret show tenutosi al Goodfellas di Napoli. Cabo ritornava sul palco dopo 8 anni.

I ricordi di quella giornata sono ancora nitidissimi nella mia mente.

Dopo un mese e mezzo di prove serrate, rinchiusi nella sale prove, il grande momento era arrivato. 

Dovevamo dare il massimo, senza sconti, senza se e senza ma. Tutto doveva essere perfetto anche per ringraziare le decine di amici accorsi da tutta Italia, ai quali va sempre il nostro più sentito e caloroso ringraziamento. 

7 Dicembre 2014, ore 17:00.
Iniziamo il soundcheck: tutto fila liscio come l’olio ma la tensione è visibile negli occhi di tutti noi. Le mani erano pesanti, gli sguardi attentissimi a controllare ogni dettaglio: cavi, posizionamento sullo stage, monitoraggio, scaletta. 

Scendiamo dal palco ed inizia la lunga attesa per lo show.
In quei momenti, la mente è un turbinio fuori controllo di pensieri e continui check list celebrali delle operazioni svolte e da svolgere. Cerchi sempre quel dettaglio che temi possa crearti problemi ma man mano che ti tranquillizzi, tra diecimila sigarette e solchi scavati per terra andando avanti ed indietro come un ossesso, poi ritorni al comando del tuo cervello.
Tutto ti ritorna giusto e l’insicurezza derivante dalla tensione viene debellata.

Dopo poco il soundcheck iniziano ad arrivare i primi graditissimi ospiti, amici che non vedevi da una vita, persone emozionate più di te che si sono sparate centinaia e centinaia di chilometri per essere lì e per dirti:“Grazie”.

Tutti percepivano che era merito anche nostro del ritorno sulle scene del nostro Gianluigi. Ed in effetti è vero. Complimenti e domande alle quali difficilmente riesci a trovare una risposta razionale in quanto sei totalmente spiazzato.
“Grazie” .. a me? Ma grazie mille a te che hai preso ferie a lavoro, pagato alberghi e treni e che ci sosterrai con tutto te stesso durante lo show.

Non eravamo abituati a questo. Come riprendere in mano la situazione? Cabo è stato un eccellente maestro anche in questo, vedeva i nostri sguardi imbarazzati ma bastava incrociare il suo per ritornare in tempo reale.

L’atmosfera diventa sempre più “calda”. C’è impazienza per l’inizio del concerto. 

Intanto, tu continui con il tuo processo di stabilizzazione interna e controllo dell’emozione. Ripassi in mente le parti sulle quali hai lavorato, cerchi di mangiare qualcosa ma non va giù.
Tenti di bere qualcosa ma senti proprio l’organismo che rifiuta tutto.
Ti senti già pieno.

Sai che ti stai giocando mesi e mesi di duro lavoro e non vuoi deludere assolutamente le aspettative.
Ci siamo quasi, ti prepari, indossi la maglietta, il gilet e il tuo polsino portafortuna che senza il quale non sali sul palco.

Ci rinchiudiamo nel piccolo deposito del locale di fianco al palco, allestito per l’occasione a backstage, ove cerchiamo di sintonizzarci tutti sulla stessa frequenza mentali e sugli stessi pensieri.

Manca meno di mezz’ora all’ora fissata. Ho il controllo di circa 1/4 di me, gli altri 3/4 sono compatti e formano un enorme sasso sullo stomaco. Cerco di rilassami, metto nel mio ipod “Where the streets have no name”: non funziona. 

Meno dieci minuti. Cabo ci chiama a raccolta e si stabilisce l’ordine di salita sul palco. Il primo sono io ed ho due compiti: far partire l’intro ma soprattutto suonare le prime note in assoluto del concerto e del ritorno di Cabo (l’intro di Cuore). Devo in qualche modo ritornare in me. Occorre lucidità e consapevolezza.

Ci siamo. E’ giunto il momento. Lo show inizia.
Salgo sul palco.

Il locale è strapieno ma vedendo il pubblico sento i nervi rilassarsi ma le braccia e le mani sempre più pesanti. Mi posiziono dietro le mie amate tastiere.
Premo play per l’intro.

In quei due minuti di intro, mentre i miei compagni salgono sul palco e si posizionano, respiro profondamente. Attendo quasi con timore i 4 beat del click in cuffia che indicano che il primo pezzo sta per iniziare e da quel momento non puoi tornare più indietro. Arrivano i quattro, cala il buio davanti ai miei occhi. Le mani improvvisamente si sciolgono, vanno da sole. Ti senti un vulcano in eruzione e vieni invaso da una forte sicurezza che ti farà diventare una macchina per tutto lo show. 

Andò tutto perfettamente. Una delle serate più belle della mia esistenza.

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