DIARIES

Leggi di gravità.

"Mi abbandono verso il vuoto apparente. Sto per rinascere."

Con un gesto secco e sicuro, fa scattare il meccanismo della maniglia e improvvisamente la cabina viene riempita dal boato del cielo.

SI. L'enorme spazio pieno di silenzio e luce chiamato "Cielo".

Noi stiamo invadendo casa sua come una squadra di rugbysti ubriachi dopo una partita vinta.

Siamo uno sgraziato cassone di metallo con elica + motore + benzina + ali+ bulloni + ferraglia che senza invito, invade casa sua.

Che buffi dobbiamo essere su quell'aereo agli occhi del cielo.

Viaggiamo come un pesante bue ignorante e rumoroso trascinato da un motore scoppio inventato più di 100 anni prima e un paio d'ali, si muove muggendo e ringhiando nella sua immacolata e splendida casa disegnata per essere cavalcata elegantemente da altre creature.

Il boato del vento che invade la cabina a 145km/h è il suo urlo di rabbia giustificatissimo. 

Ma è dedicato al aereo, non a noi.
Noi siamo li per danzare al ritmo dei suoi venti sfidando le leggi degli animali terrestri.

Sorrido e mi sorprendo sempre di quel gesto così rutinario e necessario : l'apertura del portellone. Quel gesto mette in collegamento due mondi il cielo e la terra e noi come un neonato urlante usciremo da quel orifizio di metallo sgraziato e sporco, pronti a rinascere nella luce e nel vento.

Ora siamo in pieno contatto.

Il direttore di lancio si sporge fuori per qualche secondo tenendosi aggrappato alla barra di acciaio per contrastare forza del vento.
Sta guardando verso terra per decidere il momento giusto per dare il via ai lanci.
Si. Da qui la terra sembra un quadro di Monet.

Se sbaglia il punto, rischiamo di non riuscire ad atterrare nello spazio dell'aeroporto. C'è qualche nuvola e lui si trattiene un po' più del solito.

Ma poi... "Alla porta!".
Come uno schiocco di frusta, le sue parole ci fanno rinvenire completamente dallo stato di trans vigile nel quale ognuno di noi versava.
L'ordine di lancio era stato prestabilito a terra e quindi sapevamo esattamente cosa fare.

Davanti a me c'è Andrea che si striscia verso il portellone di uscita, io sono dopo di lui.
Si mette nella posizione giusta: seduto sulla porta con le gambe a penzoloni nel vuoto, tenendosi con le mani alle barre di metallo che la fiancheggiano.

Rimane li due secondi e poi la mano del direttore di lancio gli batte sulla spalla urlandogli :"Via !"
Puff. Sparito dalla vista e inghiottito in un istante o finalmente parte di un altro mondo per qualche minuto.

Tocca a me.
Mi posiziono sulla porta e sorrido teso. Un secondo. la mano sulla spalla e ...
Mi abbandono verso il vuoto apparente. Sto per rinascere.
In tre secondi l'accelerazione ti porta da 0 a 220 Km/h. Poi sembra tutto fermo.
Volo.
il cielo.
il mio spirito prende invisibilmente fuoco.
Dio quanto sono vivo, come è bello sentirsi vivi.

( questi sono i primi tre video registrati dai i miei istruttori di Lancio durante il corso per il brevetto,)

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